SUPER BOTTA E RISPOSTA: Fabio Corbani vs Andrea Pedroni
Secondo appuntamento imperdibile con il SUPER BOTTA E RISPOSTA, ovvero l’intervista doppia che coinvolge gli allenatori del Piacenza Basket School. Oggi proponiamo due pezzi da novanta: Fabio Corbani, coach amato da tutti i tifosi biancorossi per la stagione passata alla guida della Morpho Basket ed attuale responsabile del nostro settore giovanile, ed Andrea Pedroni, responsabile tecnico ed organizzativo minibasket e progetto scuole, giunto a Piacenza quest’anno ma già figura di riferimento per tutto il movimento.
Consiglio spassionato: prendetevi 10 minuti di tempo per leggere questo botta e risposta! Avere due professionisti come Fabio e Andrea che si confrontano su tutto, dall’ “idea di basket” a “come si prepara un partita?”, dal ruolo dell’allenatore al giudizio sull’attuale stagione, passando per i loro sogni, i loro rimpianti, i loro aneddoti più curiosi è davvero una fortuna immensa per il mondo Piacenza Basket School e per tutta la Città.
Speriamo che questa lettura possa permettere a tanti giovani di appassionarsi al meraviglioso sport della pallacanestro, che a tanti si accenda la “fiamma” e che corrano a comprarsi un paio di canotte ..o ad iscrivi ai corsi da allenatori!!!
Buona lettura!
Legenda: F = Fabio / A= Andrea
Nome
F: Fabio
A: Andrea
Cognome
F: Corbani
A: Pedroni
Se ti dico "basket" a che cosa pensi?
F: Alla palla che entra nel canestro senza toccare il ferro, alla retina che si muove, a quel rumore meraviglioso che ogni giocatore ha in testa e che desidererebbe sentire sempre. Per dirla in inglese: “Nothing but net”. Non esistono parole migliori di queste per esprimere il concetto
A: Ad una grande passione che ho nutrito quando ero ragazzo e che, con gli anni, sono riuscito a trasformare nella mia attuale professione. Mi ritengo davvero fortunato per questa cosa
Quando hai avuto il primo incontro con la pallacanestro?
F: In uno scantinato di un oratorio che si trovava accanto a casa mia quando avevo fra i sei e i sette anni. Mio padre mi portò a giocare li con alcuni colleghi di lavoro, ero solo un bimbo in mezzo a tanti adulti-giganti, ma l’anno successivo non esitai ad iscrivermi al corso di minibasket. Nella mia vita ho poi provato praticamente tutti gli sport, dal calcio al nuoto, dal tennis al volley, in virtù anche della mia scelta di frequentare l’ ISEFF. La mia benzina è sempre stato l’agonismo, l’ho ininterrottamente sentito pulsare forte e penso di aver sempre cercato qualcosa verso cui catalizzarlo.
A: In IV elementare. Dovevo praticare uno sport, ed odiando il nuoto, decisi di seguire il consiglio di mio padre: “Andrea perché non ti butti sul basket?”. Sono stato giocatore per un po’ di anni, raggiungendo al massimo la Promozione. Poi sono passato dall’altra parte della barricata, cioè ad allenare, e li mi si è aperto un nuovo mondo!
Quando hai capito che avresti fatto l’allenatore?
F: A 20 anni, perché un paio di anni prima, quando ero all’ultima stagione juniores ed in procinto di passare alla Serie C di allora, la mia schiena iniziò a darmi problemi, non sopportando più un eccessivo carico di lavoro. Se a ciò aggiungiamo il fatto che l’altezza e le doti atletiche non erano eccelse, è presto spiegato il motivo per cui fui costretto a trovare strade alternative a quelle del giocatore. Io avevo chiaro un obiettivo: arrivare in alto. A quel punto le vie erano due: o arbitrare o allenare. Mi cimentai nella prima opzione, ma l’ambiente, dopo qualche anno di attività, non mi piaceva più, cosi decisi di cambiare e di passare all’attività dell’allenatore. Ho avuto una carriera ricca di soddisfazioni perché ho potuto masticare basket a tutti i livelli, arrivando al top come mi ero prefissato però, se devo essere sincero, come il giocare non c’è nulla. Le sensazioni che si provano stando sul parquet sono inarrivabili, pensate che io, ancora oggi dopo ben 28 anni da allenatore, nella notte ho come sogno ricorrente il fatto di schiacciare (dal vivo ci sono riuscito solo con una pallina da tennis) o di segnare da tre punti. Ai miei giocatori, e Sambu lo sa bene, dico sempre: “finché potete, non appendete le scarpe al chiodo!”.
A: Diciamo che l’anno deciso è stato il 1992. Allora passai dalla storica Tuminelli Milano ad Arese, che aveva la prima squadra in serie A2. Li vidi allenamenti senior e juniores di altissimo livello, tanto che fui tentato a continuare la mia nuova carriera di allenatore.
La partita che ricorderai per sempre
F: Posso per mia fortuna dire che ho tantissimi ricordi, tutti bellissimi e a loro modo indimenticabili. Se devo fare una scelta, punto certamente sui 4 scudetti juniores vinti con Milano e Treviso, perché c’era stata la conferma di aver migliorato tecnicamente i ragazzi, ma anche di aver creato gruppi solidi e compatti. Poi non scorderò mai la Coppa Italia vinta con la Benetton Treviso vs Siena come assistente di coach David Blatt. Quello fu l’ultimo grande trofeo ottenuto da Treviso e io ricordo che a fine gara Mordente, decisivo nel finale insieme a Soragna grazie alle loro triple, mi disse: “io e te quando siamo insieme vinciamo sempre!”. Aveva ragione, perché io e lui avevamo già condiviso un successo juniores molti anni prima!!
A: Ce ne sarebbero tante, ma a livello giovanile scelgo la finale del Torneo di Lissone del 2004 con l’Under 19 dell’Assigeco Casalpusterlengo. Ricordo che fummo sconfitti per solo un punto dalla formazione americana dell’Ohio, ma quella fu davvero una gara memorabile perché in campo c’erano giocatori che avrebbero poi fatto la storia del basket italiano e mondiale, anche NBA: basta farvi i nomi di Gallinari, Aradori, Simoncelli. La soddisfazione più grande è che ancora oggi ho contatti con molti ragazzi allenati anni fa , e mi fa davvero piacere vederli crescere, sia dal punto di vista sportivo, che dal punto di vista umano. E’ bello sapere che,in parte, anche io ho contribuito a quello sviluppo.
La partita che vuoi dimenticare
F: Sicuramente il mio rammarico più grande risale alla finale di Saporta Cup giocata a Belgrado, quando io ero al mio primo anno da assistente allenatore in Serie A1 con la maglia dell’Olimpia Milano. Nonostante un pubblico tutto a nostro favore, non riuscimmo mai ad “accendere” la gara, e venimmo battuti dopo aver giocato una partita davvero “spenta”. È un cruccio che non mi toglierò mai dalla testa
A: Quella a Piadena, in C1 nella stagione 2005-2006. Era Gara 4 e ci giocavamo la promozione in B2. Purtroppo perdemmo quella partita in casa e il nostro sogno svanì li. Ecco, quella sfida la rigiocherei più che volentieri!
Il gesto tecnico su cui insisti maggiormente in allenamento:
F: Il tiro da fuori! Guardo la tecnica, il ritmo e cerco di dare fiducia sia ai miei assistenti che ai giocatori circa quel fondamentale. È un gesto fondamentale nel nostro gioco, la gente vuole vedere i giocatori segnare. In fin dei conti, un bambino si innamora del basket perché vede un tiro da tre, non perché assiste ad uno scivolamento difensivo!
A: Son solito lasciare massima libertà ai giocatori, sia senior che junior. In allenamento faccio fare giochi o esercizi che sviluppino libertà di scelta e di adattamento. Non mi piace schematizzare troppo perché il basket è soprattutto un gioco di scelta, dove ogni volta vanno prese decisioni in base al contesto. Per dirla in breve: cerco di fare crescere atleti autonomi e non degli automi!
Rituali pre/dopo gara?
F: Da giocatore mangiavo sempre un toast, bevevo una coca ed ascoltavo musica nelle cuffie. Da coach invece non ho nessuna abitudine particolare, se non quella di stare nello spogliatoio durante il riscaldamento dei ragazzi, per lasciarli tranquilli
A: Da giocatore prestavo attenzione ai vestiti del pre gara, ora invece seguo questa filosofia: “il mio rituale è non avere rituali!”
Come prepari una partita?
F: La si prepara in settimana. Prima di tutto guardo gli avversari per capire chi andremo ad affrontare, poi nei primi giorni della settimana ci si concentra sui lavori individuali. Sul finire invece si passa a provare 5vs5, per ricreare alcune individualità dei futuri avversari. Mentre si fa tutto ciò bisogna guardare all’aspetto psicologico dei ragazzi, bisogna saperli motivare, bisogna spronarli, bisogna capire di che cosa hanno bisogna per rendere al meglio. Il basket è sempre diverso, e quindi anche l’allenamento lo sarà. Giocare a pallacanestro non è fare ginnastica, perché ogni avversario, ogni partita, ogni situazione richiede attenzione, studio e capacità di adattamento. Se un giocatore ti domanda la risposta ad una situazione, la risposta migliore è sempre, detta in inglese che è la lingua madre della pallacanestro: “Solve the problem!”. Sei tu che sei in campo, sei tu giocatore che devi risolvere il problema perché la voce dell’allenatore arriverà sempre in ritardo rispetto all’azione in corso.
Ci tengo a dire che, insieme a Marcello Ghizzinardi, terrò un clinic a Piacenza proprio su questo argomento, cioè su come (ci) si prepara ad una gara. Consiglio sia ai nostri ragazzi sia ad altri allenatori di prenderne parte.
A: A livello giovanile curo solo i nostri aspetti, tralasciando quelli degli avversari. In Serie C invece, di solito nell’allenamento prima della partita, mostro ai ragazzi le giocate dei prossimi rivali. Quando ero assistente allenatore visionavo i dvd delle gare e “studiavo”: è un’abilità che mi porto dietro ancora oggi come head coach
Prediligi l’attacco o la difesa?
F: Io lavoro molto scrupolosamente sulla difesa ma le mie squadre segnano sempre anche molti punti. Per capire se una squadra difende bene, bisogna guardare il rapporto fra numero di possessi giocati dall’avversario e punti segnati e sotto quest’aspetto le mie formazioni si “difendono” bene. Io sono anche convinto che serva regalare uno spettacolo al pubblico, perché altrimenti la gente non viene al Palazzetto. Non dico sia semplice creare questo tipo di gioco, però se un giocatore lo lasci libero di giocare, di avere la palla in mano, questo si diverte e fa divertire, e in più si responsabilizza, e ciò è un bene per tutta la squadra
A: Ogni anno riprometto di lavorare di più sulla difesa, ma poi le mie squadre giocano sempre meglio in attacco! Io preferisco teams che corrono, che pressano, e partite che terminano con punteggi alti! Non so se questo porta a vincer qualcosa, ma di certo per il pubblico è uno spettacolo molto più divertente da seguire!
Tu e il pubblico. E’ uno stimolo o una pressione?
F: Di solito ho un rapporto molto timido, molto riservato. A Piacenza solo in occasione delle ultime gare ho dato alcuni ”cinque” a nostri tifosi perché altrimenti Ennio Tribi mi avrebbe ucciso. Per me e per noi però il pubblico l’anno scorso è stato fondamentale, ci ha sempre supportato e vedere tutto il PalaBanca in piedi appena dopo la sconfitta in gara 4 playoff vs Barcellona è stata un’emozione impagabile. E’ stato proprio questo pubblico a convincermi a restare a Piacenza anche quest’anno: mi erano arrivate offerte ad inizio e a metà campionato, però le tante famiglie e i sorrisi dei bambini che ci seguivano con vivo affetto mi hanno convinto ad investire ancora su questa città. Da Piacenza si può ripartire di nuovo, ne sono convinto!!
A: Avere un tifo “caldo” e magari contro mi ha sempre stimolato. Penso poi che per una squadra passare su un campo che tutti considerano ostico dia molte più soddisfazioni che vincere dove vincono tutti!
Come ti guadagni il rispetto dei tuoi ragazzi?
F: Questa generazione di ragazzi è diversa da quelle passate, di 20-30 anni fa. Ormai da 10 anni i giovani non vogliono più sentirsi ripetere le solite morali, o paternali poi smentite dall’atto pratico, ma avere degli esempi da seguire. Io non ho mai fatto colloqui individuali, preferisco parlare a tutti, e fare capire ciò che mi piace e ciò che voglio con il mio esempio. Io mi impegno al massimo per dare entusiasmo, energia, e poi aspetto, ma non chiedo. Se si è seminato bene, qualcosa dai ragazzi ti torna sempre, nella mia esperienza ho avuto costanti bilanci positivi. Uno degli aspetti più belli dell’essere allenatore è il fatto che, se si è lavorato bene, i tuoi ragazzi continuano a mantenere contatti con te e fra di loro. Tre settimane fa, ad esempio, sono andato a vedere giocare Caserta dove militano Michelori e Mordente, con i quali vinsi il I scudetto Juniores a Milano, e a quella partita c’erano anche altri ragazzi di quel team, che pur non praticando più basket, erano lì in quanto cari amici dei due in campo. Questo è ciò che vorrei, e che spero, anche per i giovani che alleno oggi!
A: Essendo coerente in ciò che faccio e in ciò che dico. Cerco di trattare tutti nello stesso modo, senza nessun privilegio particolare. Se ci si comporta cosi, per me si guadagna già una buona fetta di fiducia, poi ovviamente il resto dipende anche dai risultati sul campo Leggi tutto...SERIE D, Piacenza cede le armi contro la Sampolese
05/04/2013 – Palestra San Lazzaro - Piacenza (Pc)
Selta Piacenza Basket Club – Sampolese 50-72 (17-24; 27- 42; 33-57)
Arbitri: Rizzi G. di Fiorenzuola e Silatchon F. di Parma
Piacenza Basket Club: Manstretta 4, Antozzi 15, Domaneschi, Centenari 5, Pirolo 6, Pene 6, Scarionati 8, Bosini, Gandolfi 4, Stecconi 2. All. Mambretti A.
Sampolese: Siani 3, Pedrazzi 2, Bizzocchi 6, Bytyqi 17, Tondo 8, Vacondio 14, Margini 12, Benevelli 5, Cervi 5, Minardi. All. Immovili C.
La Sampolese rispetta il pronostico al Pala San Lazzaro ed impone la sua legge sui biancorossi di coach Mambretti. Prossima gara venerdì 12 in quel di Parma, contro i diretti rivali del Cus Parma!
LA PARTITAPartenza shock per gli ospiti che in un amen si portano sull'11-0, situazione che costringe coach Mambretti a chiamare un rapido time-out. Gli effetti sono subito positivi, Piacenza dimezza lo svantaggio grazie alle serie positiva di Antozzi dalla linea del libero, e alla triplona di Gippo Gandolfi. La Sampolese però ci mette poco a mettere in mostra il talento da prima della classe: poco dopo la metà di parziale arriva il contro break (11-21) merito di un attacco di gran sostanza che punisce soprattutto dai 6.25. L'entrata in campo nel finale di Pirolo e Pene rinvigorisce l'ossatura del Selta, specialmente sotto le plance dove i due lunghi fanno valere altezza ed atleticità (17-24) Leggi tutto...
UNDER 19, Quarto posto assicurato..grandi ragazzi!!!
04/04/2013
CUS PARMA - PIACENZA: 34-46
Piacenza: Pene 9, Loriaux 4, Dalla Valle, Paraboschi 2, Botti T, Botti N.2, Scarionati 16, Stecconi 7, Tirelli 6, Totaro, Zanangeli, Cabrini. All.Mambretti
L'Under 19 di coach Mambretti trionfa in quel di Parma, centrando cosi la sesta vittoria consecutiva che regala ai biancorossi il quarto posto aritmetico in classifica e l'accesso alla seconda fase del torneo. Complimenti ragazzi, siamo orgogliosi di voi!
BOTTA E RISPOSTA: Federico Manstretta vs Ousseynou Pene
Dopo lo scontro fra Antozzi e Stecconi, torniamo ad intervistare due beniamini del calorosissimo pubblico biancorosso. Loro sono: Federico Manstretta e Ousseynou Pene. Non hanno bisogno di presentazioni: il primo ormai è veterano nel ruolo di playmaker nel Piacenza Basket Club, mentre il secondo è l’incubo di ogni avversario sotto canestro in U19 e Serie D. In attesa di rivederli in campo, godiamoci insieme questo botta e risposta..all’ultimo pallone!!!
Legenda: F = Federico / O = Ousseynou
Nome
F: Federico
O: Ousseynou
Cognome
F: Manstretta
O: Pene
Ruolo
F: Playmaker
O: Ala/Centro
Squadra
F: Selta Piacenza Basket Club (Serie D)
O: Under 19 / Selta Piacenza Basket Club
Se ti dico "basket" a cosa pensi?
F: All’impegno, alla fatica, e alla gente che ho conosciuto in palestra. Quante amicizie che sono nate!!
O: Che è uno sport di squadra meraviglioso. Il basket mi ha cambiato la vita, mi sentirei perso senza una palla e un canestro!
Quando hai iniziato a giocare?
F: Ho iniziato in II elementare, grazie ai corsi pomeridiani organizzati alla Vittorino da Feltre. Il basket è l’unico sport che io abbia mai praticato..diciamolo: è stato amore a prima vista!
O: Gioco da nove anni, da quando in Senegal decisi di frequentare uno sport. Avevo pensato al calcio ma poi non mi piaceva, cosi mi sono buttato sul basket. Vicino a casa mia, in Senegal, vivevano un giocatore della Nazionale maschile e una giocatrice della Nazionale Femminile, per me era sempre un piacere andare a parlare con loro, mi riempivano di consigli, erano modelli da seguire!
La partita che non scorderai mai?
F: La gara dei playout in cui ci siamo salvati al mio primo anno di Serie D. Ricordo che eravamo in trasferta e alla fine abbiamo improvvisato una grande festa!
O: La partita casalinga contro Forlì del campionato Under 19 dell’anno scorso. Vincemmo di 7 punti, e giocammo molto bene sia io che tutta la squadra!
Quali doti deve avere per te il giocatore ideale?
F: Deve essere basso! E poi non deve essere un fenomeno, ma un gran lavoratore!
O: Deve saper fare un po’ tutto: palleggiare, tirare, prendere i rimbalzi!
Il tuo gesto tecnico migliore:
F: Palleggio arresto e tiro, perché se provo a penetrare mi stoppano sempre!
O: Palleggio e arresto e tiro come mi consiglia di fare il Mambro. E poi a rimbalzo mi faccio valere
Rituali pre/dopo gara?
F: Quando giochiamo in casa passo sempre a prendere Ous con la macchina!
O: Ascolto un sacco di musica
Con quale canzone ti prepari alla partita?
F: Nessuna, silenzio assoluto!
O: Hip/Hop e canzoni senegalesi! Ma ascolto musica solo prima di scendere in campo perché poi, durante il riscaldamento, il Mambro non vuole!
Come ti vedi in campo? Più bomber o più taglialegna?
F: Cerco di fare il possibile da entrambi i lati, ma non mi vedo particolarmente bene né in uno né nell’altro! No scherzi a parte, mi trovo più a “mio agio” in attacco!
O: Prima penso a difendere, e poi ad attaccare!
Tu e il pubblico. E’ uno stimolo o una pressione?
F: E’ uno stimolo e vi dirò che se mi tifa contro è meglio perché mi arrabbio e rendo di più! Grazie ancora al nostro stupendo pubblico del PalaPeep..è la nostra marcia in più!
O:Mi carica tantissimo! E sono sempre emozionato a vedere tanti tifosi alle nostre gare al Venerdì sera anche se capita spesso che perdiamo..grazie!
Tu e l'allenatore. Lo ascolti diligentemente o è più un rapporto alla Mancini-Balotelli?
F: Il Mambro è super perché ha un sacco di passione ed è bravissimo a trasmettercela! Lui si concentra sulle cose semplici, nel senso che cerca di darci dei paletti, di mettere in ordine il nostro gioco offrendoci tracce da seguire ed idee chiare per avere più fluidità in attacco e difesa.
O: Ogni volta che faccio qualche cavolata mi riprende, ma lo fa solo perché tiene alla mia crescita. In difesa mi dice di prendere i rimbalzi, in attacco di giocare “easy”, di fare quello che so fare meglio senza esagerare!
Leggi tutto...SERIE D, Piacenza lascia ai "cugini" parmensi la vittoria
23/03/2013 – Parma – Palazzetto Padovani
Magik Parma- Selta Piacenza Basket Club 67-55 (16-17; 33-33; 50-42)
Arbitri: Giovannini R. e Semplice E.
Magik Parma: Donadei 8, Di Noia 17, Diemmi 21, Olagundoye 4, Goldoni 8, Grignaffini 4, Bocchia 3, Tibollo 2, Malinverni, Gibertini. All. Brambilla M.
Piacenza Basket Club: Manstretta 5, Antozzi 6, Scarionati 7, Centenari 9, Gandolfi 4, Bosini 2, Pirolo 4, Pene 15, Stecconi, Domaneschi 3. All. Mambretti A.
SERIE D, Nel recupero contro Castello 2001 la vittoria sfuma solo nel finale
20/03/2013 – Piumazzo (Mo) – Palazzetto
Castello 2001- Selta Piacenza Basket Club 58-56 (13-9; 25-30; 37-43)
Arbitri: Medici S. di Cesena e Ahmed K. di Rimini
Castello 2001: Pezzi 2, Zagni 12, Valenti 9, Vannini 12, Stanzani, Ayiku 14, Mensah 5, Verdeoliva 2, Cavani 2, Guglielmi. All. Risi S.
Piacenza Basket Club: Manstretta 5, Antozzi 16, Scarionati 2, Centenari 14, Gandolfi 1, Bosini 10, Pirolo 6, Pene 2, Stecconi, Domaneschi. All. Mambretti A.
Nel recupero della partita non disputata il 23 febbraio per una fitta nevicata, sfuma sul filo di lana la prima vittoria in trasferta per il Selta Piacenza Basket Club che dopo aver avuto in mano la partita per quasi tutta la durata dell'incontro, perde nei minuti finali per alcuni episodi sfortunati.Partono bene i padroni di casa che con la velocità di Zagni e Ayiku mettono in difficoltà la difesa piacentina. I modenesi raggiungono il massimo vantaggio sul 21-13 del 14' quando il Piacenza Basket Club mette a segno un parziale di 17-4 che nei restanti 6' minuti del secondo quarto frutta il 25-30 a suo favore dell'intervallo lungo. Sono la ritrovata intensità difensiva e la superiorità a rimbalzo le chiavi che consentono agli ospiti di recuperare prima e sorpassare poi l'avversario nel punteggio. Nella terza frazione il Selta è ancora padrone del campo con Centenari in evidenza (il migliore con 14 punti, 9 rimbalzi, 5 recuperi e 2 stoppate) che conduce i suoi compagni fino al massimo vantaggio esterno sul 29-38 del 25' con time out obbligato per il Castello 2001. Leggi tutto...










